Visualizzazione post con etichetta POLITICA INTERNA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta POLITICA INTERNA. Mostra tutti i post

mercoledì 23 maggio 2012

Mario Monti e le seghe di Riccioli d'Oro

   Qualcuno ha scopato nel mio letto” dice Papà Orso.
   Non è vero – risponde Riccioli d’Oro – gli ho fatto soltanto una sega e basta”. Il maresciallo ci crede e non ci crede, suda perché nel Salento a maggio è già estate, e il tutto non è un luogo comune, ma soprattutto perché sa che il vero problema è un altro.
   Il vero problema è che tra mezz’ora gli telefonerà di nuovo la procura per sapere come vanno le indagini e loro sono punto daccapo, a discutere solo dei casi spiccioli, come quello della famiglia Orsi che tutti i giorni viene a denunciare quella zoccola di Riccioli s’Oro, che, malgrado la diffida, di scopare a casa propria non ci pensa nemmeno anche adesso che è cresciuta. Poi c’è quell’altro mentecatto che viene a firmare tutti i giorni in bici, inseguito dai giornalisti di Studio Aperto e dai cazzoni curiosi che vogliono farsi riprendere dalle telecamere di Studio Aperto.
   Che faccio marescià’, provo a chiedere anche a lui se sa qualcosa?”.
   Va bene, tanto quello che dice se lo rimangia, ma almeno è un inizio” nel senso che se la bomba l’avesse messa lui il caso è risolto, visto che dai Carabinieri c’è venuto da solo.
   Non è stata Sabrina, la bomba l’ho messa io perché ero arrabbiato perché non partiva il trattore, anzi non è vero niente!”.
   Va bene, grazie, firmi e si levi dai coglioni, che oggi non è aria”.
   Marescia’, mo che facciamo? Siamo già scartati tutti i sospetti”.
   Abbiamo già scartato, non siamo!”.
   Vabbè però non abbiamo venuti a capo di niente”. E questo è incontestabile. I sospettati hanno un alibi di ferro: la criminalità organizzata non c’entra, Berlusconi era a un’orgia, Michele Misseri stava potando le siepi ripreso dalle telecamere di Studio Aperto, Valpreda è morto. Com’ è che ci sono mille telecamere, microspie, intercettazioni, social network ed altri strumenti di schedatura e sappiamo i cazzi di tutti, da Belen a Riccioli d’Oro, e solo ste cazzo di bombe, non si capisce mai chi le abbia messe? A meno di voler credere veramente che gli accusati, poi condannati, per le stragi del passato siano veramente stati loro, o quand’anche lo fossero stati, abbiano veramente agito per conto proprio e senza che nessuno glie lo abbia ordinato.
   Ecco, questo è un punto di partenza: il collegamento con le stragi del passato.
   Ma apparentemente non c’è, marescia’!”. Ma anche le altre piste battute fanno schifo, perché non è verosimile che siano stati la mafia, Berlusconi o Valpreda. E quanto a Michele Misseri, beh, quel giorno il trattore gli è partito, lo ha fatto vedere Studio Aperto. È quindi molto più facile pensare che quando l’impopolarità dello stato tocca picchi massimi (tipo gli anni settanta, con i movimenti extraparlamentari più grossi dei partiti, o il 2012, con il governo tecnico non eletto che crea un buco da 20 miliardi mentre finge di voler restringere il debito), ci vuole un bel collante di fronte al quale tutti gli si stringano attorno. E visto che mancano ancora due mesi agli Europei di calcio, è meglio non correre rischi.
   Marescià, e mo dobbiamo fare, che arrestiamo Mario Monti, o Cesare Prandelli?
   Non hai capito niente nemmeno stavolta, ma non è colpa tua, del resto siete in 60 milioni. Non dobbiamo fare niente, o meglio dobbiamo fare tutto come prima, solo facendo la faccia triste quando Monti e Napolitano commemorano le vittime. Lo stato siamo noi, quante parti vuoi farci recitare?
   Comunque qualcuno ha sborrato nel mio letto” continua Papà Orso.
   È  impossibile – dice Riccioli d’Oro – perché stavolta ho ingoiato tutto!”.

venerdì 6 aprile 2012

Il banchiere con il pigiama a righe

   Vi è mai capitato che qualcuno vi abbia fatto il giochino idiota allostorico con il quale si chiede che cosa avresti fatto in una circostanza cruciale avendo la possibilità di deviare il corso degli eventi (tipo Ritorno al futuro parte seconda, tanto per capirci)? La allostoria è un ambito nel quale anche il più stronzo, e quindi il meno preparato, si sente un professore, perché si tratta di una storia non scritta, una pagina bianca e inerme nella quale ci puoi mettere di tutto. Tipo l’alloscrittore Brizzi, che si immagina che l’Italia dichiari guerra ad Hitler (prima dell’otto settembre s’intende) e vinca il mondiale mai giocato del 1942 (probabile), con tanto di campagna d’Africa in cui Montgomery ed Italo Balbo assieme sconfiggono Rommel (stronzatona, perché Rommel era in Africa solo perché gli italiani avevano degli aerei che nemmeno si alzavano in volo e gli autocarri senza freni e quindi da soli non avrebbero potuto sconfiggere gli inglesi, ma se fossero stati alleati degli stessi il problema di farci venire i tedeschi non si sarebbe posto).
   Io l’unico pensiero allostorico che ho avuto è stato quello di chiedermi che corso avessero preso gli avvenimenti se Ciccio Graziani non avesse sbagliato il rigore contro il Liverpool, ma a parte quello me ne sono sempre tenuto a distanza. Anche perché la domanda idiota allostorica che ti fanno di frequente è: cosa avresti fatto se avessi incontrato Hitler prima che diventasse Hitler, quindi tipo negli anni dieci? Il dilemma che la gente (che notoriamente non capisce un cazzo e ne sa ancora meno) si pone è: lo lasceresti vivo prendendoti la responsabilità di non avere evitato una tragedia immane, oppure avresti ucciso un uomo fino a quel momento innocente (con buona pace delle conquiste illuministiche)? Io, che ritengo che la vera tragedia immane del glorioso secolo che fu sia stata Roma – Liverpool, rispondo sempre: “gli avrei detto di non attaccare Stalin ma di concentrare le forze contro inglesi e americani, e poi di accettare i consigli di Kesserling sull’operazione Hercules e invadere Malta entro la fine dell’estate del 1942, così avremmo vinto la guerra”. Al che la gente (che notoriamente non capisce un cazzo e ne sa ancora meno) risponde allibita: “ma come, tu non sei comunista?” – “Infatti, per questo gli avrei detto di lasciare stare Stalin”.
   Il trip su cosa avresti fatto ad Hitler è un mega tormentone che tutta la gente (che notoriamente non capisce un cazzo e ne sa ancora meno) prima o poi si pone. C’hanno fatto pure un film (Una cena quasi perfetta) in cui un gruppo di studenti dell’America clintoniana uccide tutti quelli che rispondono che non l’avrebbero ucciso.
   La stessa gente (che notoriamente non capisce un cazzo e ne sa ancora meno) ha recentemente smesso per un attimo di pensare ad Hitler per indignarsi per il nuovo scoop sulla casta politica: quello del Bossi che si rifà la casa con i soldi del partito. Quindi anche loro, anche i duri e puri, anche quelli che sembravano così scemi da essere onesti, in realtà sono dei papponi che speculano sulla nostra pelle… eccetera eccetera eccetera.
   Scemi! Scemi! Scemi! Come al solito per sollazzare gli italiani i media gli hanno dato in pasto il loro osso preferito, la questione morale (che impera con successo dai tempi delle Verrine di Cicerone). E gli italiani ci sono cascati. Che Bossi fosse come tutti gli altri politici lo si sapeva, ma i suoi piccoli peccatucci meta borghesi sono stati messi in freezer, e scongelati all’occorrenza, ossia quando c’è stato bisogno di screditare il suo partito, L’UNICO CHE GLORIOSAMENTE NON HA PAURA DI DIRE LA VERITA’ SU MONTI. Il problema è che la gente notoriamente non capisce un cazzo e ne sa ancora meno, perché se no non proverebbe tanta indignazione sincera verso un politico che già vent’anni fa era stato condannato per essersi preso le briciole della così detta maxi tangente Enimont (vi ricordate? No, eh… me l’aspettavo), e accoglierebbe le critiche che la Lega Nord fa al presidente golpista del consiglio.
   A questo punto anche io ho smesso un attimo di pensare a Ciccio Graziani e ho iniziato ad andare in giro a porre a tutti una domanda allostorica sul governo italiano: “ma se tu fossi stato un ufficiale delle SS nella Budapest del 1944 e ti fossi trovato davanti il piccolo Schwartz prima che diventasse Soros, lo avresti risparmiato in quanto fino a quel momento innocente, o lo avresti ucciso evitando così la più grande tragedia del glorioso secolo che fu – dopo Roma – Liverpool ovviamente – ossia la privatizzazione dell’Alfa Romeo, della Italsider, della Bertolli, della Cirio e di tutta l’azienda di stato?” – “ma chi è questo Soros?” – “Niente, nessuno di importante”.

giovedì 15 marzo 2012

Mario Monti o Alvaro Vitali?

   La Repubblica Popolare Scatologica ha scelto come presidente Alvaro Vitali, che ha accettato di buon grado e regna, ma non governa (infatti a governare sono io). La scelta è stata basata sul consenso popolare, testimoniato dai dieci miliardi di care vecchie lire che Alvaro ha fatto incassare nel biennio 1981-82 con soli due film, dai mega ascolti che ancora oggi le emittenti televisive fanno quando trasmettono i film di Pierino, e dalle centinaia di migliaia di visite che hanno le scene degli stessi inserite su youtube.
   La Repubblica Italiana ha invece scelto come presidente del consiglio l’economista Mario Monti, che si è insediato con la sua giunta golpistica e antidemocratica di finti tecnici (in realtà di dirigenti di banca che inspiegabilmente hanno lasciato posti pagati profumatamente per fare i ministri per qualche mese… e già questo dovrebbe puzzare, ma in Italia la puzza di merda è così forte da coprire tutto e tutti). La scelta non è stata basata sul consenso popolare, perché in verità gli italiani avevano scelto Berlusconi, piaccia o no è andata così. Solo che Berlusconi, che è un televenditore piacione con la passione per la figa, si è rivelato troppo lento nel realizzare il liberalismo assoluto e l’americanizzazione totale (proprio perché è un piacione e non può fare cose antipopolari tutte assieme), così le lobbies finanziarie (le vere padrone dell’Europa in questo XXI secolo) gli hanno detto: levati dal cazzo che ti facciamo vedere noi come si fa. L’escamotage è sempre il solito, quello del governo tecnico al quale tutti i partiti leccano il culo perché fatto da professori e generali e non dai soliti Mastella e Scillipoti, e perché così sviano l’opinione pubblica (idiota) per qualche mese dalle campagne contro i privilegi della casta. Ora, io l’ho già detto all’opinione pubblica: se scendete in piazza perché i parlamentari pagano 80 centesimi una porzione di lasagne al pesto alla mensa di Montecitorio, e non perché Marchionne assume la gente strafottendosene dei contratti collettivi nazionali e decurta gli stipendi in caso di mutua, avete dei problemi e anche molto seri. Ma sono problemi nostri. Nella Repubblica Popolare Scatologica gli unici a scendere in piazza sono i carri armati e le masse sono allineate in bell’ordine ai bordi delle strade a sventolare con entusiasmo le bandierine nazionali.
   Il passaggio golpistico in Italia si fa prima agitando la questione morale contro chi governa (che è ovvio che ha qualche scheletro nell’armadio, perché se fai una vita in cui sopra il tavolo ti passano dei soldi e sotto delle mignotte, va da se che qualcosa te lo prendi, quindi voi non siete più onesti di Craxi e Berlusconi, ma avete avuto solo molte meno opportunità di rubare e scopare), e poi instaurando un governo “tecnico”, non eletto dal popolo, e guidato guarda caso da un banchiere (Ciampi 1993, Dini 1995), nell’attesa che i politici di professione, quelli delle lasagne al pesto nella mensa di Montecitorio, si allineino bassamente al nuovo corso dettato dagli dei della finanza. Stavolta tocca a Mario Monti, che passa per essere destinato a togliere l’Italia dalla crisi, mentre in realtà è lì proprio per aggravarla, ma nessuno lo capisce e questo è veramente bello, perché almeno i greci lo capiscono che la merda che gli stanno servendo per dessert non è un budino al cioccolato.
   Mario Monti, prima di fare il presidente della giunta golpistica, faceva il caratterista a Cinecittà. E incrociò nel lontano 1981 proprio Alvaro Vitali, interpretando il medico che prescriveva le supposte al nonno di Pierino (il grande Riccardo Billi), che però non capiva come si prendevano e faceva telefonare al dottore da Pierino:
Dottore mi scusi, sono Pierino. Vorrei sapere come si prendono quelle medicine che ha dato al nonno. – Per via anale. – Grazie.”.
Che t’ha detto? – Per via anale. – E che vor dì? – E che ne so! – E richiamalo. – Ma, nonno, magari s’arrabbia. – Ma no che non s’arrabbia.”.
Dottore mi scusi, sono ancora Pierino. Potrebbe ripetermi come si prendono quelle medicine che ha dato al nonno. – Per via rettale. – Grazie.
Che t’ha detto? – Per via rettale. – E che vor dì? – E che ne so! – E richiamalo. – Ma, nonno, guarda che stavolta s’arrabbia. – Ma no che non s’arrabbia.
Dottore mi scusi, sono sempre Pierino. Non abbiamo capito come si prendono quelle medicine che ha dato al nonno. – In culo! Se le deve mettere in culo!”
Che t’ha detto? – A nonno, te l’avevo detto che s’arrabbiava!”
   Mario Monti ci aveva dunque annunciato tutto: prima ha provato a dircelo in bel modo, la via anale e la via rettale, poi ha parlato chiaramente. Ed ora è solo passato per incassare.

domenica 22 gennaio 2012

Il paese degli Schettini

   C’è una Italia che è fatta di persone che non si arrendono! Applauso. C’è una Italia di gente che lavora per gli altri: la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza! Applauso. C’è una Italia di gente che riga diritto, che fa il proprio dovere, che paga le tasse, con le quali finalmente possiamo pagare i soldi a strozzo che la BCE ha finto di prestarci in cambio della sovranità monetaria, così poi ci faranno un prestito ancora maggiore e sarà la fine! Applauso.
   C’è una Italia di giornalisti di merda che affollano le trasmissioni che ti aggiornano in tempo reale sul numero delle vittime ripescate dal naufragio della Costa Concordia, e che esaltano l’Italia della maggioranza silenziosa che riga diritto e paga le nuove tasse stabilite da Monti per portarci fuori dalla crisi. E questa Italia ha già scelto il proprio nemico nei politici della casta che non si diminuiscono gli stipendi e nel comandante sorrentino Schettino che ha abbandonato la nave per primo strafottendosene dei passeggeri. Tranquilli però, perché gli italiani non sono così, lo ha detto la televisione.
   Gli italiani sono un popolo di santi, di eroi, di poeti e di navigatori. Solo che di santi, dopo Filippo Neri, ne sono rimasti ben pochi. È vero, qualcuno, per sopperire alla carenza, ce lo siamo inventati, come Maria Goretti, che poverina non è stata violentata, come ha dimostrato Giordano Bruno Guerri, perché il suo assassino era impotente, e l’ha ammazzata proprio per la vergogna che lei raccontasse che non era riuscito a violentarla malgrado i tentativi. E nell’attesa che facciano santi quegli infami di De Gasperi e Woytjla (nemici giurati di ogni socialismo reale, compresa la Repubblica Popolare Scatologica), è meglio che l’appellativo di santi ce lo togliamo, perché, per la santificazione, pagare il canone Rai e votare per Di Pietro non basta.
   Gli eroi, a parte i vigili del fuoco che vengono decorati anche solo per avere salvato un gattino per le telecamere di Studio Aperto, sono finiti da mo’. Bene inteso che gli alpini che muoiono in Afghanistan e quelli che sono morti in Iraq non sono eroi, ma colonialisti armati di merda, uccisi dalla popolazione del paese che hanno invaso, che ha un sacrosanto diritto di difendersi.
   Di poeti ne abbiamo avuti tanti, eravamo i primi in classifica, fino alla fine dell’Ottocento, con Carducci, Pascoli, D’Annunzio. E pure il Novecento era iniziato bene, con Ungaretti, Montale, Quasimodo. Solo che a un certo punto ci siamo arenati. Considerato che Pasolini è morto nel 1975, sono quasi quarant’anni che non abbiamo un poeta, e il conferimento del premio Nobel per la letteratura a Dario Fo nel 1997 (con Luzi ancora vivente) è la riprova della dannazione eterna che accompagna la nostra poesia.
   Per quanto riguarda i navigatori… beh, direi che non è il momento giusto per fare questo discorso. O forse sì. Perché Schettino che lascia la nave e non affonda con lei, e che risponde all’ammiraglio che gli ordina di tornare a bordo “ma adesso è buio!”, è la massima forma di manifestazione della nostra italianità. Che è meschina, dite quello che vi pare, meschina e invidiosa. Schettino non è un’eccezione, perché il suo comportamento è perfettamente in linea con la tradizione militare italiana: generali incapaci e il più lontani possibile dalla prima linea, truppe allo sbaraglio e senza ordini, in preda ad un nemico che sciala. Il maresciallo Badoglio, per esempio, durante la ritirata di Caporetto si era strappato i gradi perché i tedeschi che lo rincorrevano, da lontano, non capissero che era un ufficiale. Trent’anni dopo, da capo del governo, si è arreso agli americani senza comunicarlo ai tedeschi, e quando è stato costretto a dare la notizia almeno agli italiani è scappato di notte in borghese, lasciando un milione e mezzo di soldati senza ordini. Poi alla fine della guerra gli hanno dedicato un paese.
   Nell’attesa che a Sorrento inaugurino la statua a Schettino (con il timone in mano, tipo il capitano del tonno Nostromo) facciamo un esame di coscienza (e un bel po’ di autocritica maoista): noi siamo il paese degli Schettini, non ci sono cazzi. Quella nave naufragata nel Tirreno (e non nella fossa delle Marianne) è la metafora del nostro paese. C’è un guasto grave e i capi fanno finta di niente, si mettono in salvo sulla pelle della gente, che crede che l’essere persone per bene basti ad avere il diritto di essere protetti dalle istituzioni.

sabato 31 dicembre 2011

Odio il capodanno

   Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

   Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.

   Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito.

   Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

   Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere.
   Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni.
Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
   E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita.

   Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

   Perciò odio il capodanno.
   Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale.
   Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.

   Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano.

   Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.


Antonio Gramsci (quello della via)

venerdì 16 dicembre 2011

Hanno arrestato Maurizio Pistocchi, per associazione a delinquere finalizzata alla diffusione dell’odio

    E chi lo avrebbe mai detto. Pistocchi è la classica persona che non credevi che potesse fare del male a qualcuno e meno che mai odiare. E poi che cazzo vuol dire “finalizzata alla diffusione dell’odio”? Che mo l’odio è un reato? E poi cos’è la diffusione dell’odio, stampavano un quotidiano con scritto chi va odiato? Perché io mi ricordo che quando quel minorato mentale di Tartaglia (che poi è stato assurto a nuovo Robespierre) ha tirato la statuetta a quel minorato mentale di Berlusconi (che poi è stato licenziato da capo del governo perché liberalizzava troppo lentamente), quel minorato mentale di Travaglio (che poi è rimasto al suo posto a pontificare) aveva teorizzato il “diritto all’odio”. Che mo Travaglio può odiare e Pistocchi no?
   Certo, come moviolista valeva poco: a Pressing non si capiva mai se il rigore o il fuorigioco ci fosse o meno. E poi arrivava Sivori e discordava con tutti. Se per tutti era rigore, per lui no. Se per tutti era gol regolare, per lui era fuorigioco. Però da lì ad arrestare Pistocchi… e poi non me lo facevo di destra. Forse perché romagnolo, e i romagnoli me li vedo tutti vetero PCI, poi transitati al PD senza avere capito di essere passati dall’altra parte.
   Allora indago e scopro che in realtà non è Maurizio Pistocchi, ma è Maurizio Boccacci. E che Pistocchi è ancora libero e non c’entra niente con tutto quello che ho scritto fin’ora. E che Maurizio Boccacci è un noto estremista di destra e non sa fare la moviola (come anche Pistocchi) e soprattutto non è romagnolo, ma solo romano. Quindi Boccacci non ha mai conosciuto Omar Sivori, almeno credo, e nemmeno De Luca, Tosatti, Bartoletti e Vianello (che però aveva fatto la Repubblica Sociale).
   Ora, io mi chiedo, perché arrestare una persona solo perché non ha mai conosciuto De Luca, Tosatti e Vianello? Chi era veramente Maurizio Boccacci?
   E qui la rete e la stampa si scatenano nella fiera delle stronzate stile wikipedia.
   Anzitutto Maurizio Boccacci non è Maurizio Pistocchi. Sono due persone diverse e non c’entrano niente l’una con l’altra. E questa è l’unica cosa ben chiara. Per il resto è un proliferare di piccole biografie che hanno preso tutte le sigle neofasciste degli ultimi trent’anni e le hanno messe assieme, con un po’ di stragi, aggressioni e fatti da stadio, che non guastano mai.
   Alla fine, se scavi, Boccacci sembra pure uno dei meno peggiori, un onesto – politicamente inteso – addetto ai lavori, che di militanza ne ha fatta tanta. Qualche scivolone nell’istituzionalità l’ha avuto anche lui, come quando tra il 2004 e il 2008 ha fatto parte della Fiamma Tricolore (combinazione proprio nel periodo in cui il segretario nazionale è stato parlamentare europeo, e quindi nel periodo in cui nel partito sono entrati dei soldi). Ma a parte quello, se vai a vedere, Boccacci sembra veramente il meno peggiore. Non si capisce bene che lavoro faccia o se abbia mai lavorato, ma a parte quello. I giornali e soprattutto La Repubblica, lo additano come sodale di Gianluca Iannone, il capo di casa Pound e Gianluca Castellino. Tutti e tre hanno fatto parte della Fiamma Tricolore, nel periodo in cui c’erano i soldi e tutti e tre, chi prima, chi dopo, se ne sono andati quando i soldi sono finiti. Ma solo Boccacci ha scelto – almeno a vedere da fuori – di re imboccare la strada della militanza dura e pura. Castellino, invece, che si chiama in realtà Giuliano, ma i giornali lo chiamano Gianluca, è stato veramente il delfino di Boccacci, ma – dopo essere stato federale, commissario, segretario, podestà di qualunque possibile movimento neofascista istituito a Roma – oggi regge il moccolo ad Alemanno e fa il tifo non più per la Roma, ma per israele e i sionisti. Nei forum di estrema destra è oggetto di grasse risate e ne parlano tutti come di un deficiente analfabeta. Almeno Boccacci è rimasto filopalestinese, mentre Gianluca Castellino, come detto è diventato sionista, e casa Pound è per i due popoli e due stati (che è una formula ambigua degna della solo della merda, non a caso utilizzata da Massimo D'Alema, che è stao il primo a parlare di "equivalenza").
   Dicono che Boccacci e i suoi stavano progettando di ammazzare il rabbino capo di Roma. E che non avrebbero mai voluto ammazzare Pistocchi, che peraltro non li conosce. E che li hanno beccati perché ne stavano parlando allegramente al telefono. E questa è una stronzatona mega che getta una luce sinistra su tutta la vicenda…ma che cazzo, stai per ammazzare uno degli uomini più potenti d’Italia e lo dici per telefono? Nemmeno Pistocchi avrebbe mai fatto un errore del genere. E per conto mio nemmeno Boccacci. È come quando nel processo per gli assassini di Marta Russo (che per inciso non erano Scattone e Ferraro, che invece sono stati condannati), il pm ha fatto ispezionare l’agenda di Scattone, come se veramente uno avesse scritto “ore nove: uccidere Marta Russo”.
   E nel frattempo mattino cinque, pomeriggio cinque, tg cinque, studio aperto e tutticazzicheselifregano stanno dedicando servizi ed interviste alle pittoresche riserve indiane neofasciste, che diligentemente ci cascano e vengono a spiegare tutto il loro pensiero in televisione, quando è evidente che il governo di banchieri, che loro a parole osteggiano da sempre, li sta usando come scudo perché si parli d’altro.